Torbidità: cos'è, limiti e analisi
La torbidità misura quanto l'acqua appare opaca o velata a causa della presenza di particelle sospese, come argille, limo, sostanze organiche o microrganismi. Si esprime in unità nefelometriche (NTU) e si misura con uno strumento che valuta la diffusione della luce attraverso il campione. Non è un parametro tossicologico diretto, ma è un indicatore di qualità molto importante per due motivi: una torbidità elevata o in aumento può segnalare l'ingresso di acque superficiali, dilavamenti del terreno o problemi nei processi di filtrazione, e inoltre le particelle sospese possono proteggere i microrganismi dall'azione dei disinfettanti, riducendo l'efficacia della clorazione. Per questo la torbidità è un parametro chiave nel controllo degli impianti di trattamento e della rete. In laboratorio si determina per via nefelometrica. Labservice esegue la misura della torbidità come prova interna qualificata: questo parametro non rientra nello scopo di accreditamento ACCREDIA del laboratorio.
Limite normativo
Acqua potabile: accettabile per i consumatori e senza variazioni anomale al rubinetto; valore più severo (indicativamente 1,0 NTU) all'uscita degli impianti di trattamento (D.Lgs. 18/2023).
Cosa fare se è fuori limite
Un aumento della torbidità richiede di verificare i processi di filtrazione e l'eventuale ingresso di acque superficiali, e di valutare l'efficacia della disinfezione. Va indagata l'origine delle particelle e ripetuto il controllo dopo gli interventi.
Dove trovi Torbidità nel tariffario
Questo parametro è incluso nei pacchetti di analisi identificati dai seguenti codici. Consulta il tariffario completo per i dettagli e i prezzi indicativi.
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