Acqua negli uffici: erogatori, boccioni e water cooler
Erogatori a boccione, water cooler collegati alla rete, distributori di acqua refrigerata: in ufficio l'acqua che i dipendenti bevono ogni giorno passa da impianti che, se non controllati, possono diventare un punto critico d'igiene. Non è un tema solo di comfort: la qualità dell'acqua destinata al consumo umano è regolata dal D.Lgs. 18/2023, e la tutela della salute dei lavoratori dal D.Lgs. 81/2008. Vediamo cosa controllare e ogni quanto.
Di chi è la responsabilità
In un ambiente di lavoro convergono due obblighi:
- il datore di lavoro deve garantire condizioni igieniche adeguate ai lavoratori (D.Lgs. 81/2008), inclusa la disponibilità di acqua salubre;
- chi gestisce l'edificio o la rete interna (serbatoi, autoclavi, erogatori) risponde della qualità dell'acqua nella distribuzione interna secondo il D.Lgs. 18/2023, che ha sostituito il vecchio D.Lgs. 31/2001.
In pratica: l'acquedotto risponde fino al contatore, da lì in poi è l'azienda a doversi assicurare che l'acqua resti potabile fino al bicchiere.
Perché gli erogatori sono un punto critico
Erogatori e water cooler sono comodi, ma proprio la loro struttura li espone a rischi se la manutenzione è trascurata:
- ristagno dell'acqua nei serbatoi interni e nelle tubazioni, soprattutto nei weekend e nelle pause prolungate;
- formazione di biofilm batterico su rubinetti, ugelli e vaschette raccogligocce;
- contaminazione da manipolazione dei boccioni o da filtri non sostituiti nei tempi.
Il risultato può essere un aumento della carica batterica non visibile a occhio: acqua limpida non significa acqua sicura.
Quali analisi servono
A seconda dell'impianto, i controlli tipici sono:
- Parametri microbiologici: carica batterica a 22 °C e 37 °C, batteri coliformi, Escherichia coli, Pseudomonas aeruginosa — gli indicatori chiave della potabilità;
- Parametri chimico-fisici dove pertinente (per reti con serbatoi o trattamenti);
- Legionella (metodo colturale ISO 11731) sugli impianti idrici e di climatizzazione, soprattutto in edifici grandi, con torri evaporative o reti complesse.
Da sapere: un errore comune è controllare solo l'acqua di rete "a monte" e dare per scontato che gli erogatori siano a posto. In realtà il punto da campionare è il punto d'uso, cioè l'erogatore stesso: è lì che si beve.
Ogni quanto
Non esiste una frequenza unica: dipende dal numero di persone servite, dal tipo di impianto e dalla presenza di serbatoi o climatizzazione. Un controllo periodico (spesso semestrale o annuale) sui punti d'uso più rappresentativi, integrato con la manutenzione programmata degli erogatori (pulizia, sanificazione, sostituzione filtri), è la buona prassi che regge anche in caso di verifica.
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